Scatolé: una mostra gioco per bambini

 Antonio D’Alto

Una scatola chiusa è un invito ad esplorare, segnala la presenza di un contenuto speciale, degno di essere protetto e custodito, e generalmente non si resiste al richiamo del contenitore, all'impertinenza di violarlo o alla tentazione di comprarlo.

Ma il fascino della scatola non si esaurisce con la sua apertura: una volta svelato il suo contenuto ci si ritrova tra le mani un oggetto dalle infinite possibilità, un "fuori" che può contenere o diventare qualsiasi  "dentro" con i ritocchi opportuni. Questo per i bambini è così scontato che possono benissimo fare a meno del pretestuoso contenuto, e partire direttamente dalla scatola, che poi è anche un' idea, un concetto e soprattutto una realtà attraverso la quale è possibile leggere e investigare il mondo circostante, naturale ed artificiale.                                         

La mostra "Scatolè", presente a Campobasso dal 25 maggio al 29 giugno presso "l'Incubatore" di Via Monsignor Bologna, accompagna scolaresche e gruppi di bambini dai 4 ai 10 anni attraverso un percorso interattivo che parte proprio dal concetto più generale di scatola. Dopo un breve discorso introduttivo i bambini vengono accompagnati all'interno di un labirinto le cui pareti sono coperte da pannelli fotografici con i soggetti più vari: cosa hanno in comune un uovo, una noce, un palazzo, una zucca, un computer, una testa, il pancione di una mamma incinta?

I piccoli familiarizzano con l'idea di scatola come elemento costante e funzionale della realtà, quindi, usciti dalla scatola-labirinto, sono pronti ad accedere alle altre sale della mostra-gioco, dove possono agire in libertà esplorando ambienti ed oggetti -contenitori, veicolo a seconda dei casi di esperienze musicali, motorie, creative e di apprendimento di concetti geometrici e matematici di base.

Tutto avviene con l'assistenza degli animatori e delle organizzatrici della mostra, Alessia e Laura dell'associazione "Nasinsù", che ha portato Scatolé a Campobasso.

Entrando nel vivo della mostra si nota subito il “Mubile” , l’oggetto più imponente e misterioso. Si tratta di un grosso mobile multifunzionale composto di 12 moduli  ( 90 x 90 x 90 cm) uniti in sei coppie uguali per struttura interna. I diversi moduli permettono un'esplorazione ed una manipolazione con esiti diversi e sorprendenti.

Si possono tirar fuori scale per arrampicarsi , ci sono portelli girevoli che celano oggetti inaspettati o ambienti a specchio, settori per esperienze tattili con riso, spugne, pietrine e legumi, cui si accede infilando le mani in invitanti tubi colorati. Si è poi spinti ad aprire decine di irresistibili cassetti e schedari che svelano raccolte di oggetti, materiali, immagini o altri contenitori.

Scatole che contengono altre scatole, scatole che contengono rumori, scatole che contengono colori, il tutto in una struttura in legno dall'aspetto austero, esteriormente simile ad un oggetto "adulto", ciò che stimola la curiosità dei bambini e li invita a toccare, infilarsi, percuotere e far suonare, guardare e ribaltare in tutta libertà scoprendo un mondo vario e insospettato.                                                                                                                                                         Nella stessa sala i piccoli visitatori hanno la possibilità di sedersi e mettersi al lavoro in un laboratorio creativo, dove hanno a disposizione (oltre a pennarelli, pastelli, adesivi e nastri adesivi) una grande varietà di scatole, cannucce, stoffe e cartoncini da combinare ed assemblare. Questa rielaborazione della scatola ha, come si può immaginare, esiti che vanno  dall’inintelligibile (almeno, per un adulto) al sorprendente. I lavori divengono poi parte integrante della mostra, che si arricchisce volta per volta di macchine fotografiche, lanciamissili, bamboline, automobili, gatti con le antenne, caminetti, caramelle, caramelle con sinistre diciture del tipo “avvelenata per la zia”, robottini e quant’ altro un semplice contenitore possa suggerire alla fantasia di un bambino. Le scatole possono essere anche costruite come pacchi postali, affrancate e quindi spedite attraverso apposite cassette nel “laboratorio della posta”, mentre nell’attiguo “teatro della musica” le stesse diventano strumenti musicali, o sono gli strumenti musicali a diventare scatole, a seconda dei casi e dei punti di vista. Vengono suonati tamburi costruiti con materiali di recupero, bastoni della pioggia, contenitori vari riadattati a sorte di maracas, oppure si può far musica con un grosso cubo arancione che riproduce, secondo una accattivante estetica “scatolosa”, una chitarra con le corde poste di lato e le chiavi per l’accordatura che sporgono dall’alto, con tanto di buco della cassa armonica, la cosiddetta “rosa”. La domanda è: la cassa armonica è una scatola? La chitarra scatola pare la risposta più chiara ed esauriente a questa domanda.                                                                                                                         L’ultimo elemento di questa sala è un grosso tubo blu con all’interno degli specchi deformanti a cui neanche gli adulti sanno resistere. Io stesso - e con me due pompieri in uniforme – ci ho fatto un giro dentro. Va detto che gli specchi sono un elemento ricorrente della mostra, come fattori riproduttivi di uno spazio illusorio e caleidoscopico. E’ infatti parte integrante del percorso una “stazione degli specchi” dove è possibile modulare e creare lo spazio attraverso l’apertura e la chiusura di pannelli appesi alle pareti, sempre con lo scopo di meravigliare e suscitare curiosità.

Nella terza sala infine si sperimentano concetti geometrici e logico-matematici. Si gioca coi volumi riempiendo dei solidi con il sale, misurandone poi la quantità per apprendere come a forme diverse possano corrispondere volumi uguali. Si costruiscono poi, sempre con l’aiuto degli animatori, solidi in legno sovrapponendo uno strato per volta e si può verificare il passaggio da bidimensionalità a tridimensionalità grazie a un pannello sul quale figure diverse e distese si trasformano in volumi.

Lo stesso concetto è applicato in una sezione con grandi scatole colorate ed in materiale morbido, distese secondo forme diverse su un tappeto dove i bambini, scalzi, possono costruirsi le differenti forme dall’interno, ovvero chiudersi in questi grossi cubi e piramidi e riuscirne capriolando sul tappeto tra grandi risate, allo stesso tempo sperimentando direttamente e fisicamente le dimensioni interne ed esterne delle varie figure.

Fa infine parte della mostra, anche se purtroppo non ho avuto modo di vederla, una scatola buia di grandi dimensioni all’ interno della quale è possibile ammirare la volta celeste con le fasi lunari. Quello dell’universo come una grande scatola è un paragone affascinante e stimolante non solo per un bambino, anzi va detto che la categoria della “scatola” così com’è affrontata in questa sede pare niente affatto scontata . Ci si accorge di questo anche parlando con gli adulti, che a volte paiono restii a comprendere il significato generale di una mostra così concepita. “Ma si tratta di giochi in scatola?” ci si può sentir dire, od anche “Sì, ma scatole di che?”. Quindi un plauso ed un grazie a tutte le persone che stanno dietro un’iniziativa del genere, motivo per tutti di riflessione sul gioco e sulle cose.

Concludendo, si tratta nel complesso di un percorso ludico ben strutturato, con un linguaggio studiato anche per i più piccoli e che rappresenta un’attività significativa e formativa attraverso l’esperienza diretta del gioco. Dal punto di vista dei bambini è soprattutto – e per fortuna – un gran divertimento: giocare in questo modo con le forme a tre dimensioni diviene, nella sua semplicità e naturalezza, un bene da promuovere e tener vivo accanto alle diffuse forme di gioco su video che coinvolgono ed attraggono anche i più piccoli. Scatolé, visto anche il grande successo registrato, riesce senz’altro in questo intento per cui vanno fatti i dovuti ringraziamenti all’associazione “Nasinsù” , nella persona dell’ arch. Alessia Fusco, che ha portato la mostra in città come referente Abruzzo e Molise del MUBA - il Museo dei bambini di Milano, che ha ideato il tutto e che è in grado di portare le proprie strutture in tutta Italia. Oltre a “Scatolé” ci sono altre mostre a tema, sempre a cura del MUBA, che attraverso il gioco educano ed introducono ai concetti di design, comunicazione, denaro, per l’approfondimento delle quali si consiglia una visita al sito   www.muba.it .

Infine vanno ringraziati l’Assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso e l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Regione Molise che hanno patrocinato e sostenuto l’iniziativa, rendendola gratuita per tutti.

Per ulteriori informazioni su “Scatolé”:

Associazione Nasinsù – arch. Alessia Fusco – piazza della marina 2/4 – 65126 Pescara – tel. 3335781044

 e-mail: nasinsu@libero.it

MUBA – Museo dei bambini di Milano, Via Matteo Bandelio, 18 – 20123 Milano – tel. 02 4981980 

torna al sommario