Il
Centro educativo Tangram
dell'Ipotenusa di Salerno
Ve
la ricordate questa canzone? I nostri ragazzi la conoscono bene, anzi vi dirò
di più, ve la canteranno senza parole. Immaginate un grande albero, ben
radicato al sottosuolo, con folti rami, ricco di foglie
dalle mille sfumature. L’albero lo chiamiamo l’Ipotenusa, uno dei
tanti rami, forse quello dalle foglie più variopinte è Il
Tangram. Un centro socio -
educativo per
disabili e
cittadini svantaggiati, aperto al pubblico l’ intera giornata, offre
un’ attività specificamente creativa
– didattica articolata
in un
attivo laboratorio artistico
ed informatico
ed un’ attività
espressiva – ricreativa impegnata
nella promozione di
attività sociali, culturali
ed educative.
Sono attivi differenti
laboratori tali
da consentire
al disabile
di esprimersi
seguendo le proprie
attitudini, utilizzando
diversi strumenti
che non
sono solo semplici
oggetti come
colori, pennelli, album, ma
che sono
soprattutto “musica, colore,
espressione, accettazione, fiducia,
crescita, sorriso”.
Tra le
semplici attività
che proponiamo
vi è
l’ attività ludica
che è
un momento di
forte aggregazione, complicità
ed aiuto, per
grandi e piccoli;
vi è
poi il
laboratorio di
cucina, nel
quale i
ragazzi si cimentano
in veri
e propri “pasticci” ma
che risulta
davvero divertente
e coinvolgente, e
seppur le
nostre ciambelle
non sempre
escono col buco, sono
gradite ugualmente.
Inoltre un’ attività
che è
di grande
richiesta femminile
è il
salone di bellezza, nel
quale regaliamo
alle donne
un momento
di relax
e di piacere
nella cura
del proprio
corpo. Accontentiamo contemporaneamente le
richieste dei
ragazzi con
una divertente
partita di calcetto
all’ aperto accompagnata
da un
incoraggiante tifo.
Oltre alla cura del proprio aspetto, di tanto in tanto proponiamo una giornata di educazione fisica con tecniche di rilassamento e facili esercizi cercando di raggiungere la consapevolezza della propria unicità di corpo – mente – animo.
Ed associando la fantasia al desiderio di “costruire” abbiamo realizzato dei graziosi lavoretti che più volte sono stati oggetti di mostre, utilizzando i più svariati materiali come carta crespa, carta pesta, sale e zucchero colorato, argilla, gesso, ceramica, pasta, pasta di sale, mosaici, collage, mollette, cartone da riciclaggio ed ogni tipo di colore.
Ma il momento più atteso dai ragazzi è il laboratorio teatrale che ci ha aiutati a scoprire il piccolo attore che è in noi, dal quale abbiamo ottenuto soddisfacenti risultati e progressi e che attraverso i modi d’esprimersi, i giochi, i travestimenti, ha mantenuto alto lo stato emotivo. Il teatro infatti ti permette di conoscere le varie emozioni e ti aiuta a superare le insicurezze.
Siamo ragazzi sempre in festa, pronti a cercare un qualunque pretesto per festeggiare compleanni, onomastici, lauree, congedo o.d.c. e spesso organizziamo serate con gli amici magari mangiando una buona pizza o più semplicemente facendo una passeggiata all’ aperto. La linfa del Tangram è il volontariato, così ciascuna foglia dell’ albero diventa nostro amico, ci sono gli amici di passaggio, di una vacanza, un giorno, un’ora; ci sono gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia, appaiono sempre tra una foglia e l’altra. Il tempo passa, l’estate se ne va’, l’autunno s’avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono nella primavera successiva, altre permangono per molte stagioni; esistono persone nella nostra vita che ci rendono felici per il semplice fatto di aver incrociato il nostro cammino.
I ragazzi del Tangram sono ormai diventati molto bravi ad offrire una buona accoglienza a chiunque voglia visitare o entrare a far parte del nostro centro, sono bravi a relazionarsi con la gente e diciamo che sono proprio loro a "sciogliere il ghiaccio".
Ci
piace considerare
l’ Ipotenusa come
un insieme
di musica
e colori
e soprattutto come
una "pedana di
lancio" anche e
soprattutto per
chi crede di
non potercela
fare. La nostra
filosofia è
considerare questi ragazzi
una vera
e propria
risorsa non
una realtà
diversa, ma la
nostra realtà,
ed è
per questo
che sollecitiamo
attraverso i
nostri laboratori lo
sviluppo delle
loro potenzialità
vivendo la
vita con
più entusiasmo.
La nostra storia
Il PROGETTO IPOTENUSA è nato nel 1999, dalla adesione di quattro realtà:
- l’Associazione di volontariato L’IPOTENUSA;
- la cooperativa sociale di modulo A IL VILLAGGIO DI ESTEBAN;
- la cooperativa sociale di modulo B OLTRE IL GIARDINO;
- la cooperativa sociale di modulo B NUOVA FRONTIERA.
Come chiaramente si evince dalla ragione sociale, Oltre il Giardino e Nuova Frontiera si occupano di inserimento lavorativo di persone cosiddette svantaggiate, rispettivamente nel giardinaggio e nell’elaborazione-stampa grafica, mentre Il Villaggio di Esteban offre servizi alle persone; in particolare, gestisce sette case famiglie (per minori, per disabili, per pazienti psichiatrici) ed un centro socio-educativo per disabili, all’interno delle cui attività collaborano diversi volontari dell’associazione L’Ipotenusa.
Tutto nasce nel 1987 dalla formazione dell’associazione di Volontariato L’IPOTENUSA, la quale comincia le proprie attività avviando, in un quartiere disagiato di Salerno, il centro socio educativo per disabili TANGRAM; dopo i primi anni di attività, due membri dell’Associazione (giovani sposi) decidono di aprirsi all’accoglienza di ragazzi in difficoltà, creando la prima casa famiglia IL TAMBURO DI LATTA, essendo loro stessi le figure di riferimento educative, ma coinvolgendo buona parte dei volontari dell’Associazione nella vita della casa famiglia. Gli anni successivi vedono un ripetersi ciclico degli avvenimenti: ossia, i volontari impegnati al Tamburo di latta, lentamente cominciano ad acquisire consapevolezza e motivazioni adeguate affinché si potesse aprire una seconda casa famiglia, cosa che accade nel 1993 con PORTA DI MARE, i cui riferimenti educativi sono appunto tre vecchi volontari del tamburo; tutto ciò si ripete poi con l’apertura nel 1995 della terza casa, GIONA E LA BALENA.
Intanto, superata la fase di intervento educativo innovativo sul territorio, e rendendosi la compagine associativa più articolata e con un carico di responsabilità sempre maggiori, anche agli occhi degli interlocutori istituzionali (comuni, tribunale per i minorenni,…), i tempi maturarono affinché si ragionasse sulla costituzione di una Cooperativa Sociale che potesse gestire le attività delle case famiglia: non si poteva infatti più chiedere ai soli volontari di impegnarsi in maniera così totalizzante, ma bisogna attivare un modello di gestione più congruo alla situazione. In febbraio 97, pertanto, si costituisce IL VILLAGGIO DI ESTEBAN, i cui soci fondatori sono gli educatori delle tre case e del centro socio educativo, ed i quali assumono da subito lo status di socio lavoratore. Questo passaggio è stato tutt’altro che semplice, in quanto parecchie persone vedevano questo cambiamento come una possibile perdita della propria identità e dello spirito pulito del volontariato, e per i primi tempi si è faticato a far sentire a tutti quanti la cooperativa come propria.
L’ultima casa famiglia per minori, IL BOSCO DI BISTORCO, nasce nel febbraio '98 con le solite modalità: vecchi volontari e/o ex obiettori di coscienza che scelgono di rimanere con un ruolo di responsabilità di primo piano, stavolta, però, non come volontari ma come soci lavoratori della cooperativa sociale. Infine è il turno della casa famiglia per giovani adulti con disabilità mentale, IL DITO E LA LUNA, nel 1999, la quale realtà rappresenta l’ultima a nascere “per gemmazione” e con il coinvolgimento lavorativo di persone che già da tempo avevano esperienza di volontariato passata nell’Ipotenusa.
Dopo di questa, infatti, è venuta a manifestarsi l’esigenza di andare oltre il senso di appartenenza e di identità nei confronti dell’Ipotenusa e di attivare modalità di apertura verso l’esterno a persone che volessero spendersi professionalmente nel nostro mondo: ossia, se finora si partiva dall’appartenenza e ci si formava lentamente sul campo con una formazione naturale e si andava alla ricerca di legittimazioni teoriche che potessero spiegare le intuizioni colte fino a quel momento (non senza qualche fallimento), da questo momento in poi si è invertito il percorso inserendo persone “qualificate” da “contagiare” con il modello e lo spirito dell’Ipotenusa.
Come si può vedere, parliamo sempre principalmente di Ipotenusa, perchè per noi rappresenta il filo rosso conduttore da cui tutto è nato ed in cui ci si riconosce, pur essendo oramai tutto il carico gestionale sulle spalle del Villaggio di Esteban.
Nel 1999, costituiamo il PROGETTO IPOTENUSA, per sottolineare come sotto i diversi nomi c’è una unica e sola traccia di intervento, la quale non ha fatto altro che evolversi, lasciando però per strada sicuramente qualcosa; le due altre cooperative di modulo B, Oltre il giardino e Nuova frontiera, appartengono al mondo Ipotenusa per il fatto di essere nate dall’aggregazione di alcuni vecchi volontari dell’Ipotenusa, e perché hanno visto l’inserimento lavorativo di alcuni degli stessi ragazzi disabili che frequentavano il centro socio educativo Tangram. Elemento innovativo nato con il Progetto Ipotenusa, è la costituzione strutturata di alcuni strumenti a scavalco tra le varie realtà quali il segretariato sociale (attualmente con due assistenti sociali ed una psicologa, tutti soci della cooperativa) e la segreteria amministrativa (il direttore amministrativo – socio - ed un segretario – co.co.co.).
Nel 2000, le tre cooperative, insieme ad altre 10 sempre di Salerno, costituiscono un Consorzio di cooperative sociali, LA RADA, tra i cui servizi attivati in questi anni ci sono le due case famiglia di ambito psichiatrico SI PUO’ FARE, febbraio 2001, ed ESCARGOT, settembre 2002 (in collaborazione con la ASL SA2) alla cui promozione ed alla cui cogestione hanno partecipato attivamente diversi soci del Villaggio di Esteban. Dall’1 marzo 2003, come detto, il Consorzio ha ceduto la gestione diretta delle case al Villaggio, e, chiaramente, anche i 10 operatori che vi lavoravano! All’interno di Escargot, essendo in campagna in un casale a tre piani, è stato attivato un laboratorio agricolo ed un piccolo club gastronomico, gestito dalla cooperativa sociale Nuova Frontiera, in cui sono impegnati lavorativamente alcuni degli ospiti della casa famiglia psichiatrica Escargot.
Pertanto, ad oggi, per il Villaggio di Esteban, sono 26 i soci lavoratori della cooperativa (più altri 5 che ne hanno fatto richiesta e che lo quanto prima), 2 i collaboratori coordinati e continuativi.
Nota
finale: siamo soliti dire che “l’ipotenusa lascia le cose a metà…per
finirle con te”.