Il Centro educativo Tangram dell'Ipotenusa di Salerno

 a cura di Guido Polini

      Se sei triste, ti manca l’allegria, metti fuori la malinconia, vieni con me, t’insegnerò la canzone della felicità…boh,bon boh,bon…”.

Ve la ricordate questa canzone? I nostri ragazzi la conoscono bene, anzi vi dirò di più, ve la canteranno senza parole. Immaginate un grande albero, ben radicato al sottosuolo, con folti rami, ricco di foglie  dalle mille sfumature. L’albero lo chiamiamo l’Ipotenusa, uno dei tanti rami, forse quello dalle foglie più variopinte è Il  Tangram. Un  centro socio - educativo  per  disabili  e  cittadini svantaggiati, aperto al pubblico l’ intera giornata, offre  un’ attività specificamente  creativa – didattica  articolata  in  un  attivo  laboratorio artistico  ed  informatico  ed   un’ attività  espressiva – ricreativa   impegnata   nella promozione  di  attività  sociali, culturali  ed  educative.  Sono  attivi differenti  laboratori  tali  da  consentire  al  disabile  di  esprimersi  seguendo le  proprie  attitudini,  utilizzando  diversi  strumenti  che  non  sono  solo semplici  oggetti  come  colori, pennelli, album,   ma  che  sono  soprattutto “musica,  colore, espressione,  accettazione, fiducia,  crescita, sorriso”.

Tra  le  semplici  attività  che  proponiamo  vi  è  l’ attività  ludica  che  è  un momento  di  forte  aggregazione, complicità  ed  aiuto, per  grandi  e piccoli;  vi  è  poi  il  laboratorio  di  cucina,  nel  quale  i   ragazzi   si cimentano  in  veri  e  propri “pasticci” ma  che  risulta  davvero   divertente  e  coinvolgente, e  seppur  le  nostre  ciambelle  non  sempre  escono  col buco, sono  gradite  ugualmente.

Inoltre  un’ attività  che  è  di  grande  richiesta  femminile  è  il  salone   di bellezza, nel  quale  regaliamo  alle  donne   un  momento  di  relax  e  di piacere  nella  cura  del  proprio  corpo. Accontentiamo contemporaneamente le  richieste  dei  ragazzi  con  una  divertente  partita  di calcetto  all’ aperto  accompagnata  da  un  incoraggiante  tifo.

Oltre  alla  cura  del  proprio  aspetto, di  tanto  in  tanto  proponiamo una  giornata  di  educazione  fisica  con   tecniche  di  rilassamento  e  facili esercizi  cercando  di  raggiungere  la  consapevolezza  della  propria  unicità di  corpo – mente – animo.

Ed  associando  la  fantasia  al  desiderio  di  “costruire” abbiamo  realizzato dei  graziosi  lavoretti  che  più  volte  sono  stati  oggetti  di  mostre, utilizzando  i  più  svariati  materiali  come  carta  crespa, carta  pesta, sale e zucchero  colorato, argilla, gesso, ceramica, pasta, pasta  di  sale, mosaici,  collage, mollette, cartone  da  riciclaggio  ed  ogni  tipo  di  colore.

Ma  il  momento  più  atteso  dai  ragazzi  è  il  laboratorio  teatrale  che  ci  ha aiutati  a  scoprire  il  piccolo  attore  che  è  in  noi, dal  quale  abbiamo ottenuto  soddisfacenti  risultati  e  progressi  e  che  attraverso  i  modi d’esprimersi,  i giochi,  i  travestimenti, ha  mantenuto  alto  lo  stato  emotivo. Il teatro  infatti  ti  permette  di  conoscere  le  varie  emozioni e ti aiuta  a  superare le  insicurezze. 

Siamo  ragazzi  sempre  in  festa, pronti  a  cercare  un  qualunque  pretesto per  festeggiare  compleanni, onomastici, lauree, congedo  o.d.c.  e  spesso organizziamo  serate  con  gli  amici  magari  mangiando  una  buona  pizza  o più   semplicemente facendo  una  passeggiata  all’ aperto. La linfa del Tangram è il volontariato, così ciascuna foglia dell’ albero diventa nostro amico, ci sono gli amici di passaggio, di una vacanza, un giorno, un’ora; ci sono gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia, appaiono sempre tra una foglia e l’altra. Il tempo passa, l’estate se ne va’, l’autunno s’avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono nella primavera successiva, altre permangono per molte stagioni; esistono persone nella nostra vita che ci rendono felici per il semplice fatto di aver incrociato il nostro cammino.

I  ragazzi  del  Tangram sono  ormai  diventati  molto bravi  ad  offrire  una  buona  accoglienza  a  chiunque  voglia  visitare  o  entrare  a  far  parte  del nostro centro, sono bravi  a  relazionarsi  con  la  gente  e  diciamo  che  sono  proprio  loro  a "sciogliere  il  ghiaccio".

Ci  piace  considerare  l’ Ipotenusa  come  un  insieme  di  musica  e  colori  e soprattutto  come  una "pedana   di  lancio" anche  e  soprattutto  per  chi crede  di  non  potercela  fare. La  nostra  filosofia  è  considerare  questi ragazzi  una  vera  e  propria  risorsa  non  una  realtà  diversa, ma  la  nostra  realtà,  ed  è  per  questo  che  sollecitiamo  attraverso  i  nostri laboratori  lo  sviluppo  delle  loro  potenzialità   vivendo  la   vita  con  più entusiasmo.           

 

La nostra storia

Il PROGETTO IPOTENUSA è nato nel 1999, dalla adesione di quattro realtà:

-         l’Associazione di volontariato L’IPOTENUSA;

-         la cooperativa sociale di modulo A IL VILLAGGIO DI ESTEBAN;

-         la cooperativa sociale di modulo B OLTRE IL GIARDINO;

-         la cooperativa sociale di modulo B NUOVA FRONTIERA.

Come chiaramente si evince dalla ragione sociale, Oltre il Giardino e Nuova Frontiera si occupano di inserimento lavorativo di persone cosiddette svantaggiate, rispettivamente nel giardinaggio e nell’elaborazione-stampa grafica, mentre Il Villaggio di Esteban offre servizi alle persone; in particolare, gestisce sette case famiglie (per minori,  per disabili, per pazienti psichiatrici) ed un centro socio-educativo per disabili, all’interno delle cui attività collaborano diversi volontari dell’associazione L’Ipotenusa.

Tutto nasce nel 1987 dalla formazione dell’associazione di Volontariato L’IPOTENUSA, la quale comincia le proprie attività avviando, in un quartiere disagiato di Salerno, il centro socio educativo  per disabili TANGRAM; dopo i primi anni di attività, due membri dell’Associazione (giovani sposi) decidono di aprirsi all’accoglienza di ragazzi in difficoltà, creando la prima casa famiglia IL TAMBURO DI LATTA, essendo loro stessi le figure di riferimento educative, ma coinvolgendo buona parte dei volontari dell’Associazione nella vita della casa famiglia. Gli anni successivi vedono un ripetersi ciclico degli avvenimenti: ossia, i volontari impegnati al Tamburo di latta, lentamente cominciano ad acquisire consapevolezza e motivazioni adeguate affinché si potesse aprire una seconda casa famiglia, cosa che accade nel 1993 con PORTA DI MARE, i cui riferimenti educativi sono appunto tre vecchi volontari del tamburo; tutto ciò  si ripete poi con l’apertura nel 1995 della terza casa, GIONA E LA BALENA.

Intanto, superata la fase di intervento educativo innovativo sul territorio, e rendendosi la compagine associativa più articolata e con un carico di responsabilità sempre maggiori, anche agli occhi degli interlocutori istituzionali (comuni, tribunale per i minorenni,…), i  tempi maturarono affinché si ragionasse sulla costituzione di una Cooperativa Sociale che potesse gestire le attività delle case famiglia: non si poteva infatti più chiedere ai soli volontari di impegnarsi in maniera così totalizzante, ma bisogna attivare un modello di gestione più congruo alla situazione. In febbraio 97, pertanto, si costituisce IL VILLAGGIO DI ESTEBAN, i cui soci fondatori sono gli educatori delle tre case e del centro socio educativo, ed i quali assumono da subito lo status di socio lavoratore. Questo passaggio è stato tutt’altro che semplice, in quanto parecchie persone vedevano questo cambiamento come una possibile perdita della propria identità e dello spirito pulito del volontariato, e per i primi tempi si è faticato a far sentire a tutti quanti la cooperativa come propria.

L’ultima casa famiglia per minori, IL BOSCO DI BISTORCO, nasce nel febbraio '98 con le solite modalità: vecchi volontari e/o ex obiettori di coscienza che scelgono di rimanere con un ruolo di responsabilità di primo piano, stavolta, però, non come volontari ma come soci lavoratori della cooperativa sociale. Infine è il turno della casa famiglia per giovani adulti con disabilità mentale, IL DITO E LA LUNA, nel 1999, la quale realtà rappresenta l’ultima a nascere “per gemmazione” e con il coinvolgimento lavorativo di persone che già da tempo avevano esperienza di volontariato passata nell’Ipotenusa.

Dopo di questa, infatti, è venuta a manifestarsi l’esigenza di andare oltre il senso di appartenenza e di identità nei confronti dell’Ipotenusa e di attivare modalità di apertura verso l’esterno a persone che volessero spendersi professionalmente nel nostro mondo: ossia, se finora si partiva dall’appartenenza e ci si formava lentamente sul campo con una formazione naturale e si andava alla ricerca di legittimazioni teoriche che potessero spiegare le intuizioni colte fino a quel momento (non senza qualche fallimento), da questo momento in poi si è invertito il percorso inserendo persone “qualificate” da “contagiare” con il modello e lo spirito dell’Ipotenusa.

Come si può vedere, parliamo sempre principalmente di Ipotenusa, perchè per noi rappresenta il filo rosso conduttore da cui tutto è nato ed in cui ci si riconosce, pur essendo oramai tutto il carico gestionale sulle spalle del Villaggio di Esteban.

Nel 1999, costituiamo il PROGETTO IPOTENUSA, per sottolineare come sotto i diversi nomi c’è una unica e sola traccia di intervento, la quale non ha fatto altro che evolversi, lasciando però per strada sicuramente qualcosa; le due altre cooperative di modulo B, Oltre il giardino e Nuova frontiera, appartengono al mondo Ipotenusa per il fatto di essere nate dall’aggregazione di alcuni vecchi volontari dell’Ipotenusa, e perché hanno visto l’inserimento lavorativo di alcuni degli stessi ragazzi disabili che frequentavano il centro socio educativo Tangram. Elemento innovativo nato con il Progetto Ipotenusa, è la costituzione strutturata di alcuni strumenti a scavalco tra le  varie realtà quali il segretariato sociale (attualmente con due assistenti sociali ed una psicologa, tutti soci della cooperativa) e la segreteria amministrativa (il direttore amministrativo – socio -  ed un segretario – co.co.co.).

Nel 2000, le tre cooperative, insieme ad altre 10 sempre di Salerno, costituiscono un Consorzio di cooperative sociali, LA RADA, tra i cui servizi attivati in questi anni ci sono le due case famiglia di ambito psichiatrico SI PUO’ FARE, febbraio 2001, ed ESCARGOT, settembre 2002 (in collaborazione con la ASL SA2) alla cui promozione ed alla cui cogestione hanno partecipato attivamente diversi soci del Villaggio di Esteban. Dall’1 marzo 2003, come detto, il Consorzio ha ceduto la gestione diretta delle case al Villaggio, e, chiaramente, anche i 10 operatori che vi lavoravano! All’interno di Escargot, essendo in campagna in un casale a tre piani, è stato attivato un laboratorio agricolo ed un piccolo club gastronomico, gestito dalla cooperativa sociale Nuova Frontiera, in cui sono impegnati lavorativamente alcuni degli ospiti della casa famiglia psichiatrica Escargot.

Pertanto, ad oggi, per il Villaggio di Esteban, sono 26 i soci lavoratori della cooperativa (più altri 5 che ne hanno fatto richiesta e che lo quanto prima), 2 i collaboratori coordinati e continuativi.

 

Nota finale: siamo soliti dire che “l’ipotenusa lascia le cose a metà…per finirle con te”.

 

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