Nascondersi

di Roberto Papetti

Capita a volte di vedere bambini giocare nelle città, l'evento è talmente inconsueto che si deve quasi parlare di miracolo. Dove sono andati a finire i bambini che abitavano con gioia le strade e le piazze con le loro urla chiassose e allegre? Venisse un extraterrestre da un pianeta sconosciuto direbbe che è accaduta una catastrofe antropologica e che i suoi abitanti hanno sterminato la loro prole o l'hanno relegata come topi in gabbie o stanze - prigioni lontane dal mondo. I bambini nella loro nudità esposta al caos del mondo, trovano possibilità di incon-tro e di esperienza nel gioco e nella gratuità anche nelle nostre brutte e tristi città. Un gioco che fanno ancora e che piace fino al punto che alcuni bambini dicono essere il più bel gioco del mondo, è il nascondino. La notizia meriterebbe la prima pagina dei giornali e bisogne-rebbe farne l'elogio come lo scrittore Bontempelli in Adria e i suoi figli : " E' il più bel gio-co del mondo”. Non basta fare a nascondersi, non basta fare a rincorrersi. E' un gioco compli-cato e disteso come una rete. Ecco: c'è un centro, un punto di partenza, e si chiama "la tana". Tirato a sorte il cacciatore, costui si mette con la faccia bendata contro la tana, che sarà un albero, un angolo di siepe, uno spigolo di muro; gli altri in punta di piedi vanno a nasconder-si, chi qua chi là, mentre colui conta, forte a ritmo lento che è ben fissato dalla tradizione, fi-no a trentuno. Alberi, siepi, prati, muri, aiuole; e non un vivente: lui può credersi rimasto solo al mondo. Guarda lo spazio come fa l'avvoltoio, fiuta come il leopardo, ondula come un ser-pente, poi si slancia. Di qualcuno dei suoi lepri sa già ove s'è appiattito: straordinaria l'intui-zione che i ragazzi hanno di questo. Ma non basta andare a scoprire la lepre nel nascondiglio. Qui il gioco si complica. Il cacciatore nella sua ricerca ha dovuto allontanarsi, ha fatto qual-che svolta, non ha più la via e forse neppure la visuale diretta della tana. Ora il lepre scoperto balza e fugge, e se riesce a raggiungere lui la tana, il cacciatore è perduto, l'altro trionfa e può di là proclamare libero chi vuole, anche tutti:- Liberi tutti! -."
Nascondersi, apparire o sparire, esserci e non esserci, guardare senza essere visti, cacciare ed essere cacciati, emozioni in corse forsennate e all'ultimo fiato verso una tana che è salvezza o cattura. 
Una delle avventura più emozionanti che possa capitare ad un adulto è ascoltare i bambini che raccontano dei loro nascondigli. Meglio ancora giocare con i bambini come capita talvol-ta e di nascondere le cose per loro nel gioco della "Totopapaveromania". Consiste questo gioco nel nascondere decine e decine di cose o piccoli biglietti in un ambiente circoscritto e di portare i bambini a ritrovarli. E' esaltante osservare come percepiscano un mondo fatto a gruviera, pieno di pertugi, buchi, fessure e interstizi problematici o angoli inconsueti, di an-fratti progettati forse da dibbuk, folletti o minuscole fattucchiere. Peraltro scoprendo che le cose che più si nascondono sono sotto gli occhi di tutti, Edgard Allan Poe nella Lettera ruba-ta, dando voce ai pensieri dell'investigatore August Dupin, dice forse la stessa cosa dell'astu-to ministro che ha nascosto la lettera rubata proprio in evidenza su un portacarte della scri-vania. 
" Egli non poteva essere, riflettei, così sciocco da non vedere che gli angoli della sua casa sa-rebbero stati tanto aperti quanto i ripostigli più comuni agli occhi, alle sonde, ai succhielli, ai microscopi del prefetto: vidi infine, che sarebbe stato portato per istinto, se non addirittura indotto per libera scelta, alla semplicità." Il prefetto e i poliziotti infatti non riuscivano a tro-vare ciò che accuratamente cercavano e che paradossalmente era sotto i loro occhi.
Quando si sta sotto nel gioco del nascondino è ricorrente affidarsi all'intuito e cercare là dove sono i posti ovvi e consueti.
Ogni bambino conosce nascondigli perfetti ma che riconosce diversi con le stagioni; ci so-no i nascondigli d'estate e quelli della stagione fredda, e ad ogni ritorno, crescendo, è un ri-tornare e ritrovare luoghi determinati dai ricordi. 
I nascondigli più vissuti dai bambini sono quelli dove si può osservare il mondo degli adulti senza essere visti. Dove sono queste tane segrete? " Sotto il tavolo"," sopra il divano con una coperta sopra", "dietro al porta del gabinetto". Questi nascondigli interessano per la loro cen-tralità nella vita quotidiana degli adulti, per la possibilità di diventare osservatorio, e di rea-lizzare un gioco importante: sparire e essere lì, allontanarsi moltissimo ed essere vicinissimi. Si possono comparare la possibilità di molti bambini normali con le ridotte possibilità dei bambini handicappati, che non riescono a nascondersi o per le condizioni del loro handicap o perché vengono immediatamente riportati in vista, temendo che possono farsi male. Questo confronto fa riflettere sul "come sono quando non ci sono”? 
Se guardiamo con attenzione i bambini nel quadro di Brughel il Vecchio vediamo i bambini sempre presenti in un modo che sembra sempre possibile il loro nascondersi, la ricerca di un nascondiglio in cui essere apparentemente dimenticati per poter meglio osservare " come è il mio mondo quando non ci sono". Tutto il contrario di quanto accade oggi nella società dello spettacolo dove i bambini sono sottoposti invece ad un " effetto vetrina" per il consumismo in cui la vita si propone. Effetto vissuto come necessità; ci viene imposto infatti di metter in mostra tutto, e ritenere che quello che non appare sullo scenario mediatico sia morto e dimen-ticato. Una vita totalmente esibita allo sguardo fa male ai bambini e agli adulti... si potesse tornare al gusto di nascondersi sotto un tavolo, dietro un cespuglio del giardino, in una tana segreta e inaccessibile. 

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